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sabato 30 maggio 2009

Il prestito della speranza

La Conferenza Episcopale Italiana promuove una Colletta Nazionale in tutte le chiese d'Italia domani, 31 maggio, per costituire il "Prestito della Speranza", fondo di garanzia di 30 milioni di euro per le famiglie che la crisi ha lasciato senza reddito.
Chi vuole può contribuire anche con versamenti presso i seguenti conti correnti, con la speranza di ampliare ulteriormente la consistenza del fondo:







c/c bancario Banca Prossima (Gruppo Intesa Sanpaolo)
IT19 Q033 5901 6001 0000 0006 893
intestato a C.E.I. Prestito della Speranza

in tutte le filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo

c/c postale

96240338 intestato a CEI - Colletta Prestito della Speranza e indicando nella causale
CEI - Colletta Prestito della Speranza - Circonvallazione Aurelia, 50 - 00165 Roma




giovedì 14 maggio 2009

Il Carnevale della Matematica: grazie Annarita!

Da oggi il post su John Forbes Nash Jr è ospite del Carnevale della Matematica, un evento culturale importante nella blogosfera italiana. Questo per la generosità di una blogger formidabile che mi ha onorato della sua amicizia grazie a questo mio scalcagnatissimo blog: Annarita Ruberto.
Direi che basterebbe questo incontro, insieme all'amicizia online stretta con alcuni altri lettori, per farmi superare i dubbi, che pure ancora a volte mi prendono, sul senso e l'opportunità di giocare con questa nuova modalità di comunicazione, per certi versi ancora non del tutto esplorata in tutti i suoi risvolti.
Ancora grazie Annarita, e grazie a chi spende un pò del suo tempo a dare un'occhiata alle cose che scrivo, magari lasciando traccia del suo passaggio con qualche parola di commento. Confesso che è diventata per me una piacevole abitudine, che ha un pò il buon profumo del caffè la mattina, quella di leggere le parole che gli avventori (pochi ma buoni) di questa mia strana locanda mi rivolgono.

sabato 18 aprile 2009

E se scrivessimo due parole all'Ambasciatore del Belgio?

L’Ambasciatore del Regno del Belgio, dietro istruzioni del Ministro degli Affari Esteri, ha fatto parte all’Ecc.mo Mons. Segretario per i Rapporti con gli Stati della Risoluzione con cui la Camera dei Rappresentanti del proprio Paese ha chiesto al governo belga di "condannare le dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa e di protestare ufficialmente presso la Santa Sede". L’incontro si è svolto il 15 aprile c.m.

La Segreteria di Stato prende atto con rammarico di tale passo, inconsueto nelle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno del Belgio. Deplora che una Assemblea Parlamentare abbia creduto opportuno di criticare il Santo Padre, sulla base di un estratto d’intervista troncato e isolato dal contesto, che è stato usato da alcuni gruppi con un chiaro intento intimidatorio, quasi a dissuadere il Papa dall’esprimersi in merito ad alcuni temi, la cui rilevanza morale è ovvia, e di insegnare la dottrina della Chiesa.

Come si sa, il Santo Padre, rispondendo ad una domanda circa l’efficacia e il carattere realista delle posizioni della Chiesa in materia di lotta all’AIDS, ha dichiarato che la soluzione è da ricercare in due direzioni: da una parte nell’umanizzazione della sessualità e, dall’altra, in una autentica amicizia e disponibilità nei confronti delle persone sofferenti, sottolineando anche l’impegno della Chiesa in ambedue gli ambiti. Senza tale dimensione morale ed educativa la battaglia contro l’AIDS non sarà vinta.

Mentre, in alcuni Paesi d’Europa, si scatenava una campagna mediatica senza precedenti sul valore preponderante, per non dire esclusivo, del profilattico nella lotta contro l’AIDS, è confortante costatare che le considerazioni di ordine morale sviluppate dal Santo Padre sono state capite e apprezzate, in particolare dagli africani e dai veri amici dell’Africa, nonché da alcuni membri della comunità scientifica. Come si può leggere in una recente dichiarazione della Conferenza Episcopale Regionale dell’Africa dell’Ovest (CERAO): "Siamo grati per il messaggio di speranza che [il Santo Padre] è venuto ad affidarci in Camerun e in Angola. E’venuto ad incoraggiarci a vivere uniti, riconciliati nella giustizia e la pace, affinché la Chiesa in Africa sia lei stessa una fiamma ardente di speranza per la vita di tutto il continente. E lo ringraziamo per aver riproposto a tutti, con sfumatura, chiarezza e acume, l’insegnamento comune della Chiesa in materia di pastorale dei malati di AIDS".

Questa è la replica ufficiale della Santa Sede alla risoluzione del parlamento belga contro papa Benedetto XVI.

Chi vuole far notare ai politici belgi che non accetta che la libertà di espressione e di opinione di chicchessia venga messa sotto tutela, sia se a farlo sia la Cina con il Dalai Lama, sia che provino a farlo Paesi "democratici" come il Belgio con il Papa...

Chi vuole fare notare ai politici belgi che magari qualcuno ci resta male, per dire così, che al Papa ed alla visione del mondo cristiana, che, piaccia o no, conta ancora qualche milione di estimatori, si continui a mancare di rispetto in modo sempre più volgare, superficiale, becero...

Chi vuole ricordare ai politici belgi che di inaccettabile per L'Africa e gli Africani, forse ci sarebbe il recente passato coloniale del loro Paese, con lo sfruttamento senza scrupoli e la depredazione di risorse naturali di intere nazioni; e che magari avrebbero potuto indirizzare meglio la loro sollecitudine per la vita ed il benessere delle popolazioni africane approvando una risoluzione che chiedesse loro scusa per quanto sopra...

Chi vuole semplicemente dire "sono indignato"...

...Può farlo, se vuole, al seguente indirizzo email della Ambasciata del Belgio in Italia: ambelrom@tin.it, mettendo come oggetto "Mozione del parlamento belga contro Sua Santità Benedetto XVI", intestando l'email "A Sua Eccellenza l'Ambasciatore del Regno del Belgio in Italia", ed aggiungendo nome, cognome e città di residenza.

Io l'ho fatto.

lunedì 9 marzo 2009

Cosa c'è che non va?

A proposito ancora del disagio dei nostri ragazzi, devo ringraziare cybermaster per aver appena trovato nel suo blog un bellissimo video prodotto da una scuola di Enna per aiutare una studentessa anoressica.
Quello che i ragazzi cantano nel video mi sembra richiamare in qualche modo alcune delle cose che ho scritto nel post precedente. In modo particolare il bisogno di essere "visti" realmente:

" ... Guardami negli occhi professore
Chiediti perché non so rispondere
Non c´è solo latino voto e disciplina
Ci sono pure io e il male che ho io

Guardami negli occhi genitore
Chiediti perché non sto in famiglia
Non c´è soltanto shopping,
macchina e carriera
Ci sono pure io e il male che ho io ... "

Copio qui il video perchè penso meriti quanta più visibilità possibile. Questo è poi il sito della bellissima iniziativa: http://www.cosacekennva.it/index2.htm

Convegno sulla famiglia

Sono stato per un paio di giorni a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Mi hanno invitato a parlare in un bel convegno su "Emergenza famiglia: fra etica, educazione possibile e politiche efficaci". Ho avuto l'onore di presentare la mia relazione, centrata sugli aspetti clinici del lavoro con le famiglie presso il servizio per le tossicodipendenze e per i disturbi del comportamento alimentare dove attualmente lavoro, insieme a due importanti docenti universitari che non conoscevo: il prof. Francesco Gatto, ordinario di didattica e pedagogia e prorettore dell'Università di Messina, ed il Prof. Giovanni Russo, ordinario di bioetica e direttore della scuola superiore di bioetica e sessuologia di Messina.
Ha poi relazionato anche l'Assessore alla Solidarietà Sociale della Provincia di Messina, dott. Pio Amodeo.
Ho ricevuto diversi stimoli e spunti di riflessione, ma mi ha colpito in modo particolare il fatto che le relazioni presentate da persone che non si erano mai conosciute prima, ed appartenenti ad aree professionali diverse, fossero così vicine nell'impostazione, nella analisi dei fenomeni e dei problemi legati alla famiglia in questo contesto storico e culturale, ed anche del possibile lavoro da svolgere sulle famiglie e con le famiglie.
Dopo aver presentato due storie familiari difficili ed il lavoro che stiamo facendo su di loro, ho concluso il mio intervento così: "Queste due storie presentano a mio parere alcuni elementi comuni, che sono poi caratteristici di tante altre storie familiari che incontro quotidianamente nel mio lavoro.
In primo luogo, la sofferenza di figli, che per un motivo o per un altro, e molto spesso al di là di una intenzionalità da parte dei genitori, finiscono per non essere “visti” all’interno del nucleo familiare: vuoi per situazioni di separazione o divorzio vissute male, vuoi per inadeguatezze di tipo relazionale di uno o di entrambi i genitori, vuoi per problemi psichici o di personalità di qualcuno dei membri della famiglia, vuoi per problemi contingenti i più vari, come ad esempio difficoltà economiche, situazioni di handicap nel nucleo familiare, e così via.
E’ un dato assodato che se la famiglia attraversa momenti di difficoltà molto spesso è sola, o gli aiuti che riceve non sono sufficienti. E così nascono, o vengono favorite nel loro svilupparsi, sofferenze che a volte non hanno parola, intense e raggrumate, dure come pietre, senza che trovino presenze amiche, od almeno professionalmente competenti, che possano alleviarle, o tentare di dar loro un senso. Dare un senso, quindi dare parola; ed ascoltare parole; e costruire (o ri-costruire) narrazioni, racconti, storie di sé e del proprio mondo, nel contesto di relazioni incarnate nel quotidiano, fatte di presenza partecipe ed empatica.
Dall’altra parte c’è la sofferenza di genitori che sono sempre più spesso smarriti, defraudati della propria autorevolezza, o a disagio nel guardare dentro di sé, dentro le proprie emozioni, i loro sentimenti, ed ancora una volta nell’ essere in grado di dare parola e corpo ad emozioni e sentimenti, perché possano essere guida per i figli, autorevole per il semplice ed assolutamente non scontato fatto di “esserci-con” loro.
Il tentativo che stiamo provando a mettere in atto nel nostro ruolo di terapeuti è quello di fungere da ponti, che siano in grado, con pazienza e rispetto, di far incontrare tra di loro sofferenze e risorse chiuse nel proprio silenzio autoreferenziale, e lasciare che vengano riannodati i fili di una rete relazionale lacerata dagli scogli dell’incuria, dell’incomprensione, della stanchezza, e del venir meno di speranza e fiducia, che da sole potrebbero invece permettere l’ampliarsi di orizzonti in apparenza irrimediabilmente cupi e ristretti
".
Il consenso che ho ricevuto in primo luogo dagli altri relatori, inaspettato per il calore che persone così autorevoli mi hanno dimostrato su cose che mi sembravano non particolarmente originali, forse anche un pò scontate, mi ha fatto bene.
Torno al lavoro con un pizzico di fiducia in più nel fatto che le cose che sto sperimentando insieme agli altri operatori forse hanno un pò più senso di quanto io stesso credessi. Lo spero, almeno.